Per mons.Ulisse Bresciani

Ti ho tormentato con questa domanda, fin da quando,meno che trentenni, ci siamo trovati colleghi nella stessa scuola: qual è la verità del Cristianesimo? La tua risposta è stata tutta la tua vita, nel susseguirsi degli avvenimenti che l’hanno caratterizzata, una risposta non intellettuale (avevi paura, tu che di altissime doti intellettuali eri dotato, che di sensibilità culturali eri ricco, di perderti nella solita “trahison des clercs”), ma di servizio e di amore. Innanzitutto nei confronti dei giovani, che hai inseguito assieme all’amico don Scaglioni fin dai tempi di S.Francesco; poi quando ti sei gettato come parroco a San Pio X, la parrocchia più grande della città, con tutti i problemi delle nuove comunità. Lì hai trovato un campo aperto in cui seminare, ma anche risposte ampie e generose, che hanno portato risultati importanti, certo non ancora dimenticati, nei giovani, nelle famiglie; qui hai maturato uno stile “maturo”di accoglienza, di apertura meditata verso il mondo e i suoi problemi; eri già diventato un punto di riferimento per le coppie in crisi, per le persone in difficoltà , davanti ai drammi della vita che sembrano senza luce: il tuo messaggio era la testimonianza di un Dio che è Padre, che non può non volere che il bene dei suoi figli, che ama e che perdona nonostante tutto. Di qui il tuo amore e il tuo rispetto profondo per le persone che hai incontrato, il tuo ascolto vero e partecipato dei loro pensieri, il tuo non sottrarti alla lezione, talvolta dura, della verità. A Sant’Andrea hai continuato ad essere un cristiano, scusa un prete, ad un tempo semplice e sofisticato: semplice perché l’annuncio era sempre lo stesso pur nella varietà delle situazioni, ossia che Dio è presente in tutte le nostre vicende con uno sguardo infinito d’amore; complicato perché forse più di prima ti sei avventurato in pubblicazioni più numerose , hai trovato audience in un grande pubblico specie di adulti , che, al martedì, frequentava le tue memorabili letture bibbliche; infine i tuoi viaggi, preziosi nei loro itinerari, motivati con la ricerca delle testimonianze più avanzate della Cristianità , occidentale ed orientale; in particolare, ricordo il grande viaggio in Ucraina e Russia e l’immenso tesoro delle icone visitate ; e le ripetute visite in Terra Santa; chi ha avuto la grazia di parteciparvi può dire quanto intenso sia stato il tuo apporto per cogliere sempre l’essenziale, il vero, di quanto fatto. Ci hai lasciati improvvisamente, senza preavviso; ma non siamo rimasti senza nulla; abbiamo imparato da te a fidarci del Signore, ad abbandonarci a Lui, alla Sua infinita misericordia, perché Dio è Padre; ce lo hai ricordato nella solenne omelia del giorno di Pasqua, quando di fatto ti sei congedato da noi; Dio è Padre e non smetterà mai di amarci, di seguirci, di provvedere al meglio nelle vicende umane; anche questa volta. A rivederci, carissimo mons.Ulisse; forse ho capito la tua risposta e la mia- di allora- impertinenza.

Giuseppe Montecchio