ASCENSIONE DEL SIGNORE (ANNO B)

(CRISTO NON  CI ABBANDONA)

 Dal vangelo secondo Marco (Mc 18,15-20).

In quel tempo, Gesù apparve agli Undici e disse lori: «Andate In tutto il mondo e predicate li vangelo ad ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà Salvo, ma chi non Crederà sarà condannato. E questi saranno i segni che accompagneranno quelli che credono: nel mio nome scacce­ranno i demoni, parleranno lingue nuove, prenderanno in mano i serpenti e, se berranno qualche veleno, non recherà loro danno, Imporranno le mani ai malati e questi guariranno».

li Signore Gesù, dopo aver parlato con loro, fu assunto in cielo e sedette alla destra di Dio. Allora essi partirono e predi­carono dappertutto, mentre ti Signore ope­rava insieme con loro e confermava la parola con i prodigi che l'accompagna­vano.

LITURGIA DELLA PAROLA

PRIMA LETTURA

Degli Atti degli Apostoli (At 1,1-11).

Nel mio primo libro ho già trattato, o Teofilo, di tutto quello che Gesù fece e insegnò dal principio fino al giorno in cui, dopo aver dato istruzioni agii apostoli che si ara scelti nello Spirito Santo, egli fu assunto in cielo. Egli si mostrò ad essi vivo, dopo la sua passione, con molte prove, apparendo loro per quaranta giorni e parlando  del regno di Dio. Mentre al trovava a tavola con essi, ordinò loro di non allontananti da Gerusalemme, ma di attendere che si adempiesse la promessa del Padre «quella che, che voi avete udito da me: Giovanni ha battezzato con acqua, Voi invece sarete battezzati in Spirito Santo, fra non molti giorni». Così venutisi a trovare insieme gli domandarono: «Signore, questo li tempo In ai ricostituirai il regno di Israele?». Ma egli rispose: «Non tocca a voi conoscere tempi e i momenti che il Padre ha riservato alla sua scelta, ma avrete forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi e mi sarete testimoni e Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samaria e fino agli estremi confini della terra». Detto questo, fu elevato in alto sotto i loro occhi e una nube lo sottrasse al loro sguardo. E poiché essi stavano fissando li cielo mentre egli se n'andava, ecco due uomini in bianche vesti si presentarono a loro e dissero: «Uomini di Galilea, perché state a guardare il cielo? Questo Gesù, che è stato tra di voi assunto fino al cielo, tornerà un giorno allo stesso modo in cui l’avete visto andare in cielo».

SECONDA LETTURA

Dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesini (Ef 4,1-13).

 Io dunque, prigioniero a motivo del Signore, vi esorto: comportatevi in maniera degna della chiamata che avete ricevuto,con ogni umiltà, dolcezza e magnanimità, sopportandovi a vicenda nell'amore, avendo a cuore di conservare l'unità dello spirito per mezzo del vincolo della pace. Un solo corpo e un solo spirito, come una sola è la speranza alla quale siete stati chiamati, quella della vostra vocazione; un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo. Un solo Dio e Padre di tutti, che è al di sopra di tutti, opera per mezzo di tutti ed è presente in tutti.

 A ciascuno di noi, tuttavia, è stata data la grazia secondo la misura del dono di Cristo. Per questo è detto: Asceso in alto, ha portato con sé prigionieri, ha distribuito doni agli uomini. Ma cosa significa che ascese, se non che prima era disceso quaggiù sulla terra? Colui che discese è lo stesso che anche ascese al di sopra di tutti i cieli, per essere pienezza di tutte le cose.

Ed egli ha dato ad alcuni di essere apostoli, ad altri di essere profeti, ad altri ancora di essere evangelisti, ad altri di essere pastori e maestri, per preparare i fratelli a compiere il ministero, allo scopo di edificare il corpo di Cristo,finché arriviamo tutti all'unità della fede e della conoscenza del Figlio di Dio, fino all'uomo perfetto, fino a raggiungere la misura della pienezza di Cristo. 

(Seconda messa del mattino)

Abbiamo già detto, e il Vangelo lo ricorda chiaramente, che noi celebriamo oggi la festa dell'ASCENSIONE. Una festa che si richiama a un episodio che ha molti aspetti. Non é semplicemente un trasferimento: Cristo che abbandona la terra e ri­torna verso il Padre. Questo corrisponde un po' alla nostra visione che é sempre un po' infantile. Quando parliamo di Dio, tutti noi balbettiamo su di Lui, per cui tutto ciò che é in alto é buono, ciò che é in basso é cattivo.

A terra, anche perché vi abitiamo, é luogo di difficoltà, di discordia, di cattiverie e quindi Gesù, dono di Dio, che deve ritornare alla purezza iniziale, alla sua origine, non può star troppo qui mescolato con questo mondo. E' un'idea nega­tiva che abbiamo.

L'ASCENSIONE, invece, non é questo Passaggio di abbandono, é l'inizio di un altro rapporto, di un altro modo di rappor­tarci con noi da parte di Dio e di Gesù Cristo.

Gesù scompare dagli occhi dei suoi. Dal Monte degli Ulivi, avendo di fronte il Tempio e tutta Gerusalemme, li saluta e sparisce. Che cosa vuoi dire che Lui sparisce? Che cosa vuol dire che però non é andato via ?

Vuol dire questo: sparisce come presenza rassicurante, è una sponda Gesù per i suoi che l'hanno seguito.

Lo facciamo anche noi così tutti i giorni, quando ci mancano gli appigli, Gesù é la nostra sponda. Vorremmo che fosse pro­prio lì, che ci parlasse, che ci rispondesse.

Ecco, Gesù ci fa capire che ormai non é più la sponda familia­re di prima, che lo si chiama ed è li, risponde e rassicura. Ora sarà presente, ma non più in questo modo. Sarà presente attraverso la sua opera, attraverso la presenza dello Spirito Santo.

Lo so che quando dico a me e a voi - Gesù é presente ora at­traverso l'opera dello Spirito Santo - alla fin fine mi pare di rimanere lì come dire; "Boh!."

Quando si é bambini e c'é il compleanno del fratello, lui ha il regalo quello grosso perché é la sua festa, e come tutti i bambini si é li con gli occhi invidiosi. Allora danno sempre un regalino di accompagnamento perché non si rimanga trop­po male. Però guarda il suo e se ne accorge che é di consola­zione, guarda quell'altro e dice:"Non é lo stesso".

Ho l'impressione che a parlare a noi e ai cristiani lo Spiri­to Santo sia: "Si, va beh, é un calcio d'angolo, è un rimedio così." No, no, cari fratelli, é tutt'altro che un rimedio, perché adesso la nostra presenza col Cristo, il nostro incon­tro con Lui, non sono più nei fatti esteriori, ma in una pre­senza che non sta accanto a noi, sta dentro di noi.

Vedete, il rischio di tutta l'esperienza di Gesù con i disce­poli é questa: si sono fatti tre o quattro anni con Lui tutti i giorni. Noi, forse, nella nostra superbia diremmo: "Ma io se avessi fatto tre o quattro anni tutti i giorni con Gesù, accidenti, una roba da sparo! (usando un linguaggio dei ragazzi di oggi), sarei veramente cambiato."

No, no, é un'illusione.

Era necessario che Gesù partisse, che abbandonasse questa pre­senza rassicurante perché venendo lo Spirito da compagno che stava accanto a loro, diventasse la forza, il coraggio, la fe­de che era dentro di loro. E questo non si opera senza lo Spirito Santo, per cui lo Spirito Santo é colui che continua l'o­pera, il messaggio di Gesù, non più accanto a loro, fino alle nostro orecchie, fino ai nostri occhi, ma dentro di noi, al di là degli occhi, al di là delle orecchie.

Ed era necessario, quindi, che Gesù abbandonasse questa moda­lità terrena proprio perché lo Spirito trasformasse il cuore dei discepoli.

Ecco allora, cari amici e fratelli, l'Ascensione ci dice: Cristo é presente, é presente attraverso il dono dello Spirito. Ogni volta che noi annunciamo la parola, per esempio, vedete, in questo momento; benché chi vi parla sia un poveraccio, il popolo presente sarà probabilmente un popolo di poveracci, gente normale, con difetti, con peccati, con fatiche, con in­certezze nella fede, con stanchezze, certo; ma qui proprio perché noi siamo qui nel nome suo, é lo Spirito che sta lavo­randoci.

Io ho il coraggio di dire le mie tre o quattro stupidatine, proprio perché non mi fido di me, e so che il Signore, attra­verso una piccola voce che dico, Lui nel suo Spirito Santo, se vuole e se il vostro cuore gli dà spazio, arriva a toccare la vostra anima, ma Lui. Io faccio rumore, arrivo fino alle vostre orecchie, mi fermo lì; dalle vostre orecchie in là, nel­la profondità della vostra vita e della vostra esperienza, é Lui il Signore che vi parla, che ci parla con il suo Spirito. Stiamo spezzando il pane; "Fate questo in memoria di me." Perché é vero questo? Ma non per la nostra dignità, ma perché se noi crediamo al di là del pane, al di là della parola, Dio opera per lo Spirito Santo questa trasformazione.

Forse l'abitudine alla Messa non ci ha fatto vedere che un momento prima della consacrazione, il sacerdote stende le mani: é il gesto classico dell'invocazione dello Spirito Santo.  Lo si fa nella Cresima, lo si fa nel battesimo, nell'unzione degli infermi, lo si fa confessando (non lo si fa perché uno si spaventa, non é abituato); però qualche volta io con i ra­gazzi lo faccio, anche con qualche adulto quando deve sentire anche nel gesto che è accompagnato dalla forza dello Spirito: la mano sulla testa, lo Spirito su di te.

Invocando lo Spirito questo pane non é più solo pane, diventa il Cristo in mezzo a noi. E questa assemblea non é più una assemblea di persone e basta, é la Chiesa di Dio, il luogo del­lo Spirito Santo.

Ecco, vedete, allora che la partenza di Cristo valorizza la terra. Perché? Perché intanto sappiamo che uno di noi é là, presso il Padre. Non dimenticate che Gesù va presso il Padre tutto intero come uomo e quindi anche con il corpo che ha ri­cevuto da Maria.

E allora, ecco perché é sbagliata l'idea di prima: in alto bello, in basso brutto e cattivo. Perché Gesù porta in alto la terra, anticipa perché porta là il mio corpo, nato da don­na, gestito per nove mesi in un seno materno, allattato; porta dentro Dio tutta questa umanità in tutta la sua concretezza. E' proprio per questo che noi, mentre sappiamo che Lui é là, siamo invitati a scoprire la sua opera, la sua presenza dentro nel mondo, e quindi a essere gente che nel mondo annuncia questa grande realtà di Cristo.

Ecco il Vangelo:"Andate, fate discepoli tutti i popoli, annun­ciate loro il Vangelo." Pensate non c’é un momento da perdere. Noi cristiani siamo molto seduti. Io non vi sto invitando ad essere come i Testimoni di Geova, certamente è un altro discor­so. Ma provate a pensare rispetto alla nostra fede che cosa facciamo noi. Prima dovremmo evangelizzarci perché non siamo già evangelizzati, capite bene. Noi non abbiamo digerito il messaggio di Gesù; di Lui farci carico.

E' questo il senso di un'operazione che stiamo cominciando tra paura, timore e grandi speranze: le famose commissioni di cui abbiamo parlato e che, stiamo iniziando a fare partire: i cristiani responsabili del Vangelo.

Non é un problema mio, mi capite. E' un problema nostro annun­ciare il Vangelo. Non é dei preti, é anche, loro, hanno un ruolo particolare. .

Ma io non riesco da quando sono qui, e lo dico tranquillamente, io faccio di tutto e qualche volta anche il prete. Lo facevo di più quando ero battitore libero (agli occhi di tutti il battitore libero fa meno il prete). Mi sembra di essere il secchiaio un po' di tutte le ansie di questo popolo, e va beh, opera di carità, spero che il Signore mi sconti i miei peccati.

Ma questo popolo dov’é a rispondere al Signore? Dov'è con questo Vangelo che ha ricevuto tra le mani ad annunciarlo, a portarlo al mondo? Dov'é?

Siamo un popolo un po' seduto. Questo non è un rimprovero, avete tanti motivi per essere seduti; vi abbiamo molto tenuti seduti, poi é anche un po' più comodo a dire il vero. L'ASCENSIONE, altro che sponda: "andare”. E c'é un angelo, prendetelo come volete, comunque un messaggio che viene da Dio che dice :"Ragazzi basta guardare su in cielo, andate, c'è la terra da percorrere."

Mi fermo qui. Mi pare che abbiamo un po' intuito la grandezza di questa festa, ci riguarda, riguarda proprio noi, é una for­za ed é uno stimolo.

Chiediamo al Signore di percepire con chiarezza che noi siamo suoi discepoli nel mondo, da Lui chiamati a testimoniarlo. Non ho detto di fare tante prediche, a testimoniarlo vuol di­re, perlomeno, desiderarlo di vivere.

(1988)

(Prime Comunioni)

Buongiorno - Come va? Un po' di agitazione? Giusto ‑

Allora voglio essere, spero, breve perché io all'inizio so­no poco emozionato, poi, a forza di vedervi e vedere come siete veri, ecco allora mi emoziono, é uno dei rischi di chi sta invecchiando e l'emozione non finisce più.

Che festa stiamo celebrando oggi? Certamente la vostra Prima Comunione, ma che domenica é questa? "ASCENSIONE" - Perfet­to, bravi.

Una piccola riflessione sull'Ascensione per arrivare alla vo­stra festa di oggi.

L'Ascensione é avvenuta sul Monte degli Ulivi. Io sono fortunato, ci sono appena stato, ho visto dov'é il posto. C'è una moschea adesso, guarda un po'! Di fronte c'é Gerusalemme con il Tempio, in mezzo c'é una valle, la Valle del Cedron.

Più sotto in fondo c'é l'Orto degli Ulivi, dove Gesù ha pregato. Dal Monte degli Ulivi Gesù ha salutato i suoi e li ha abbandonati, (usiamo la parola tra virgolette) li ha "abbandonati". Non é vero, perché? Perché Gesù ha detto, gente, adesso basta, vi siete abituati troppo bene a vedermi tutti i giorni, a stare con me. Adesso dovete camminare con le Vostre gambe, dovete crescere ed é sparito. Ma é sparito, cari amici, solo ai loro occhi, a questi occhi di carne, quelli con cui noi ci vediamo oggi ben ordinati e vediamo questa assemblea cosa vasta e attenta accanto a voi.

Gesù ha detto:"Io smetto di essere presente in questo modo visibile, incomincio ad essere presente in un altro modo." Mi sapete indicare un altro modo con il quale Gesù é presente in mezzo ai suoi discepoli? "L'Ultima Cena" - La rispo­sta giusta perché nell'Ultima Cena ha inaugurato, che co­sa? "La Messa" ‑

Sì, uno dei modi con cui Gesù é presente é questo di oggi, per esempio.

Io non lo vedo qui con questi occhi: vedo voi, i vostri papà é le vostre mamme anche loro tesi, i nonni agitati anche loro, gli amici, certo, ma Gesù é presente in mezzo a noi per­ché oggi Lui ci fa diventare sempre meglio e di più la sua comunità, perché ci dà da mangiare se stesso.

La risposta data "L'Ultima Cena" é giusta. Noi, oggi, adesso! facciamo l'ultima cena. Vi ricordate cosa ha detto:"Fate que­sto, - l'abbiamo preso in parola. - stiamo facendo questo in memoria di Lui.

"In memoria di me" i cristiani cosa fanno? Fanno anche loro degli errori gravi.

"In memoria di me" tutti fanno la Prima Comunione, magari la seconda e anche la terza e poi....decadono, spariscono.

"Fare in memoria" non vuol dire:"Facciamo tutti la prima co­munione, quindi abbiamo accontentato Gesù". No, no, vuol di­re che Lui diventa uno che sta sempre in comunione con noi. La cosa più difficile non é di essere bravi qui in chiesa perché qui qualche volta ci riusciamo.

Ieri eravate qui, avete fatto le prove e siete venuti a con­fessarvi. Ma appena fuori di chiesa so che c'é stato qualche incidente, qualche caviglia insomma …..    (Va beh! Siete semplicemente normali). Però Gesù ci chiama e ci invita a fare "in memoria di Lui" questo: che avendo mangiato un unico pane, noi siamo un'unica cosa sempre.

Vi dico delle cose difficilissime da realizzare perciò non guardate gli adulti perché altrimenti diventano tutti rossi e non guardate neanche me. Perdonateci cari amici, voi che siete più buoni ci date l'esempio perché dopo una volta o due, voi siete ancora capaci di cedere. Invece quanti adul­ti che qui stamattina magari faranno la Comunione da anni non cedono e non perdonano.

"Fate questo in memoria di me" vale soprattutto da quella. prova là in avanti fuori chiesa: in ufficio, in casa, con la nuora, con la suocera....

Amici ci date una mano, ci date una mano ad essere dei cri­stiani seri anche noi che siamo un po' più grandi? Ci date una mano oggi a pregare perché questa comunità, (la uso con 300 virgolette questa parola!) che é qui radunata, impari a fare un po' di più “l'Ultima Cena" nelle proprie case, dove vive e lavora? Ci regalate una preghiera oggi? Io sono sicuro che se voi ci date questo aiuto, Lui ci ascolta, anzi ne nono certo per esperienza personale. Se lo preghiamo bene, Lui ci ascolta soprattutto oggi.

Non gli chiediamo per noi di diventare ricchi, di fare carriera, di diventare famosi, di scrivere libri formidabili, di diventare scienziati, no, gli chiediamo: "Signore fa che noi, i nostri amici, i nostri papà, le nostre mamme, i nostri sacerdoti, i nostri catechisti, i nostri nonni, i nostri maestri siamo tutti un po' più buoni, riusciamo a volerci bene, riusciamo a perdonare.

Glielo chiediamo? Glielo chiediamo? (SI, sporadico). Io voglio un si deciso, altrimenti non mi fido. "Siiiii ………”         

Grazie. Ho già finito.

(1988)