Pubblichiamo volentieri la testimonianza che ci ha trasmesso il sig. Egidio Lucchini unitamente ad una fotografia scattata quando don Ulisse era ancora in San Pio X (MN).

 "...don Ulisse era ancora in San Pio, sorridente e pieno di vita, di musica e di poesia, oltre che di una fede tormentata ma autentica. Messa alla prova ogni giorno e ogni notte. Dubitare necesse est. E poi credere, amare e sperare, nonostante ogni ragionevole dubbio. "

E.Lucchini

Il grido di un uomo, prete e poeta

Il 15 aprile di due anni fa, colpito inesorabilmente dal “ clandestino a bordo”, come lui confidava agli amici più vicini, se n’è andato don Ulisse Bresciani, parroco in età giovanile a San Pio, poi in età più matura a Sant’Andrea. Le sue prediche domenicali furono sempre originali, raffinate, affollatissime ; forse con prevalenti presenze extra parrocchiali, come si avvertiva nella Messa delle ore 10,30 in Sant’Andrea. C’era uno strano ed invitante miscuglio di fede e di psicologia, di poesia e di musica.

A parlare in modo diverso c’era un uomo-prete, come lo definiva l’ispirata Ivana Ceresa, che nel 2002 ha avuta la gradita responsabilità di raccogliere, tra le molte che giacevano nel cassetto, quarantacinque sue composizioni poetiche , pubblicate sotto il titolo “ Dove forse “, con suggestivi echi figurativi di Andrea Jori.

E’ arduo e troppo ardito cogliere , come indicava Ivana nella sua nota introduttiva, la relazione di reciproco contrappunto che si attuava in don Ulisse ( non sarà ricordato come monsignore) tra la predicazione pubblica e la sua attività creativa, privata e per lo più sconosciuta. Ed occorre comunque risalire al 1975, quando fu pubblicata la prima raccolta di trentadue composizioni, dal titolo emblematico “ Se io grido al silenzio”; con le graffianti e inconfondibili immagini di Cesare Lazzarini. Si avvertiva ancora la fresca eco del Concilio Vaticano II; ma , forse ancor più, lo scossone dei sommovimenti culturali ,sociali ed esistenziali del Sessantotto. La crisi dirompente, benefica, che ha travolto ma non ha sommerso don Ulisse. Ne è uscito un uomo nuovo. Ma quanta pena.

Ecco alcuni duri e spietati passaggi. “ Nell’opaco chiaror della nebbia/ la vela si affloscia / e naufrago grido… /La mia fede / stasera / è una piaga aperta… / Ma un segno / se io grido al silenzio / un segno / non c’è…/ Solo Dio ma Dio qui / con noi non nei cieli lontano…/Voglio gridare / devo poter gridare un urlo sguaiato impotente…/.

Il tormento del silenzio di Dio, del Dio lontano, ritorna anche nelle poesie dei venticinque anni successivi , riproponendo, come ancora osservava Ivana, dubbi e inquisizioni senza riposta, l’avventura del credere e dello sperare oltre ogni speranza perduta. “ Illuminati / porre domande / dubitare necesse est…/ Vorrei / parlarti di Lui / che occhio non vide / né mano toccò…/ Ci lasci alla terra, c’inviti al cammino / fondati soltanto su Te non veduto, / sperato e creduto nel tempo profano / che ignora l’attesa e il perdono…/Solo notte oscura è la notte / nel vuoto apparente di te / ( e noi possederti vorremmo, / rendendoti cosa ed oggetto ) / ma tu sei presente lontano…/ A chi ripeterò il messaggio / dell’assente presenza di te, / con chi parlerò dei silenzi, / per chi scenderò nella steppa, / se ora lontano s’è fatto / non Dio, ma l’essere umano ?.../ E’ luce al mio cammino il tuo silenzio…/ M’incatenava il silenzio / tra un tenue cinguettio d’uccelli / ed era la tua voce…/A te vicino, lontano / noi diciamo, / invisibile e presente / come l’immenso cedro nel parco / che sta dentro la nebbia / celato ai nostri occhi…/ Senza forzare difese / hai bussato con parole di silenzio/ lungo sentieri traslucidi di pioggia. / Conosco la tua seduzione.../ e non sono fuggito “.

Tra le varie prediche e meditazioni date alle stampe, un posto a parte merita “ Voi dite Padre Nostro”, la sola opera che don Ulisse ha personalmente scritto , e che esprime le sue riflessioni più approfondite. E’ dedicato alla memoria di suo padre, mentre la prima raccolta di poesie era dedicata alla madre. L'uomo prete conferma l’uomo poeta. “ Dio rimane Altro, inaccessibile all’uomo, e tutte le più raffinate indagini teologiche non riusciranno a sondarlo. Tuttavia trascendenza e alterità non sono sinonimi di distanza. Dio è Altro, è invisibile, è inaccessibile, ma non è estraneo né lontano …Dio stesso mi sembra la tentazione radicale. Egli prova la nostra fede, perché non è un Dio facile, non si vede, non si tocca…Non ci spiana il cammino, ci costringe a tempi lunghi, ad attese interminabili, tardando intollerabilmente il suo intervento “.

Poi, però, c’è la resa finale. “ Il tuo volto, rivelato a noi nel Figlio, sia l’amen che ci accoglie, o Padre “.

Così termina il libro del prete e dello psicologo ( si era laureato a Padova). Così invoca il credente nel Padre lontano e vicino, come scrive Giovanni nel Prologo : “ Dio ,nessuno lo ha mai visto: il Figlio unigenito, che è Dio ed è nel seno del Padre, è lui che lo ha rivelato ( 1-18 ) . E’ ciò che don Ulisse attendeva, dalle vaste regioni del silenzio : “ L’ora della notte / all’alba finirà / luce sarà / l’incontro e l’abbraccio / di tutti / nell’Uno “.

IL RICORDO di EGIDIO LUCCHINI – GAZZETTA DI MANTOVA, 14 aprile 2015