Nel preparare (per il sito della fondazione) un sunto dei Viaggi condotti da don Ulisse, prima con la parrocchia di S. Pio e poi con quella di Sant’Andrea ai quali ho partecipato, mi sono ricordato di uno scritto che avevo buttato giù di getto al ritorno dal primo (almeno per me) di quei viaggi. Non era stato per me, né per molti, un semplice viaggio turistico ma, come quelli successivi, qualcosa di più: un ripercorrere le varie tappe e sfaccettature del Cristianesimo in luoghi e tempi diversi. Erano anche una proposta di confronto con se stessi, sulla nostra modalità di essere, stimolati in questo dalle preziose sollecitazioni che Ulisse proponeva, nei suoi discorsi (pillole!) durante i trasferimenti in pullman, in qualche discussione serale o nelle omelie delle messe e propiziato dalla realtà dei luoghi e della sensazione comunitaria che si instaurava nel gruppo di partecipanti. Uno dei viaggi più significativi per me è stato il primo, “Sulle Orme di Mosè”. Mi permetto dunque di far riferimento a quello scritto (1), pur consapevole di indicare un qualcosa che può essere tedioso e prolisso, ma che aveva toccato le mie ‘corde’ interiori e che pertanto vorrebbe essere una specie di omaggio in ricordo del caro amico e padre spirituale don Ulisse, cui rimarrò sempre grato. Ero in un periodo di transizione forse, tra una mia lunga precedente impostazione, prima di rifiuto e poi di indifferenza rispetto a quanto credevo di capire nelle proposte della chiesa cattolica del tempo. Frequentando però a volte le messe a S. Pio, in un’età in cui si tende un po’ a tirare le somme sul nostro modo di essere e senso della vita, avevo captato nell’impostazione dei nuovi sacerdoti degli elementi di novità: la figura di Dio mi si proponeva forse non più come quella del Padre tiranno che comanda e punisce, al quale mi ero rifiutato da un bel po’ di dare ascolto e di prendere in considerazione, ma quella di un Dio colmo di amore estrinsecato nella realtà di Cristo. Mi stavo confrontando forse col mio sicuro mondo di auto-conforto sui propri meriti e mezzi, del proprio raziocinio e della propria orgogliosa "indipendenza". Quando alla mia timida disposizione verso di Lui: come dire.. - vuoi che provi, ma mi sembra assurdo o impossibile,... ti faccio un regalo, mi ti concedo! - il mio castello di presunte qualità, il mio mondo di sicurezze mi stava crollando di colpo, mi sentivo perso: perso in un deserto senza più piste, e mi volgevo forse ad un improbabile ritorno in "Egitto": a sancire il massimo di quello stato di ineluttabilità, di impotenza, di incognita. Ma, come dire, Il nostro d. Ulisse mi era stato proposto per Grazia? Con sapienza, pazienza, tenacia, dolcezza o anche asprezza, ha cercato di condurmi e di aiutarmi verso un cammino che stavo perseguendo, cammino che come quasi per ognuno non è mai finito, ma che apre prospettive nuove di senso e di serenità, di affidamento (2). Certi stati d’animo, intuizioni, situazioni concrete, che sono possibili in noi, possono essere anche più convincenti, del raziocinio, della sperimentazione e delle leggi delle scienze naturali. Probabilmente non sono un granché migliorato in carità, altruismo e rinuncia su me stesso, però ora ho fiducia in Lui. Lui saprà cosa è bene e abbordabile per me. È poco forse ma, l’impostazione si è rovesciata: dal considerarmi mio e confidare sul proprio razionalismo come metro assoluto, a confidare nella Grazia, nella consapevolezza di essere Suo, nella Sua bontà in mezzo a tutti gli altri suoi figli. Una fiducia mal riposta? Un voler stare con chi ti vuol bene, una serenità frutto di illusione, per me che ero uso a non riuscire a non decidere, a non mollare la mia opinione? Eppure spero di non guardare indietro, di perseverare. E’ solo una pretesa? Ma ci è stato dato il Paraclito, Si o No? Tutto questo con l’aiuto di Ulisse, che ha accompagnato molti altri di noi nei propri cammini personali. Lo ha fatto con volontà di non risparmiarsi e tramite la sua complessa personalità: sapeva essere diretto e coinvolgente durante nel suo parlare, profondo nella fede, quasi mistico e intensamente inserito in uno sguardo trascendente, durante le omelie, i riti, le lectio, ecc e, immediatamente dopo, amico di tutti, si presentava in modo cameratesco, affabile, quasi calamita nell’approccio con le persone. Al momento poteva anche essere in qualche caso, un po’ aspro e iracondo, a volte un po’ compiaciuto forse della sua indiscutibile efficace oratoria, di cui però si crucciava; ma inquadrava il tutto nella nostra intrinseca imperfezione e nostra incapacità di salvezza se non per Grazia. La santità doveva essere lastricata di intoppi. Era questo che penso lo facesse sentire a molti vicino, fratello o padre o amico, proprio perché non in un’aurea di sufficienza o distanza. Grazie Ulisse. Giuseppe Cigna 1 Vedere nel sito, la cartella dei viaggi guidati da d. Ulisse, il file “ Al Sinai e sulle Orme di Mosè impressioni di un partecipante. 2 Qualche colloquio, E-mail, qualche parola nelle varie occasioni, nei viaggi, al caffè in qualche cena comune con amici,